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domenica 12 marzo 2017

Il film della doMenica #8: Drive (2011)

Pensavate che mi fossi dimenticata di voi e del nostro appuntamento settimanale, ma pensavate male. Ultimamente sono molto impegnata, e tra lavoro, tesi e cose varie sto guardando pochissime serie tv, sto andando pochissimo al cinema e di conseguenza sto scrivendo pochissimo sul blog. Spero questo periodo passi presto, in modo da potervi dedicare tutto il tempo che meritate. Ad ogni modo, ricorderete sicuramente che l'attore del mese di marzo è Rayan Gosling, quello che non conoscete però è il film per affrontare al meglio questa domenica sera. Vi propongo, a mio parere, una delle interpretazioni più belle di Mr Gosling, azzerderi addirittura la migliore di sempre. Drive, vincitore del premio per la miglior regia al Festival di Cannes, è un thriller che vi lascerà senza fiato e che, se siete fan di Rayan Gosling, dovete aver obbligatoriamente visto. La suspance poi, diciamo la verità, è l'unico modo per affrontare i postumi da pranzo domenicale

Buona visione,

Emme.

domenica 5 marzo 2017

il film della doMenica #7: Come un tuono (2012)

Ultimamente non si fa che parlare di lui: del suo ruolo in La La Land, della sua bellezza, del suo Golden Globe, del mancato Oscar e così via. Rayan Gosling ha attirato su di se l'attenzione della stampa e del pubblico internazionale e, proprio per questo, ho deciso di dedicare a lui la rubrica della domenica del mese di marzo. Riscopriremo insieme, settimana dopo settimana, le sue interpretazioni migliori e riempiremo nel migliore dei modi i tristi pomeriggi in attesa della primavera.
Il primo appuntamento è con Come un tuono, film del 2012 di Derek Cianfrance, con cui Gosling aveva già lavorato in Blue Valentine. Al fianco di Bradly Cooper e di Eva Mendes, Rayan Gosling è il protagonista di un dramma familiare intenso e senza freni, in cui uno stuntman senza nessuna paura della velocità scopre di aver avuto un figlio da una precedente relazione e fa di tutto per essere quel padre che lui, purtroppo, non ha mai avuto. Diciamo che le scene in cui Gosling sorride non sono tantissime, però quest'aria da cattivo ragazzo me lo ha fatto amare ancora di più.


Buona visione,

Emme.

domenica 19 febbraio 2017

il film della doMenica #7: Mangia, prega, ama (2010)

Oggi sono molto felice, forse è per questo che il film della domenica di questa settimana in questo mese dedicato a Julia Roberts è uno dei miei preferiti in assoluto- l'ho visto così tante volte che ho perso il conto. 

Mangia, prega, ama è un film diretto da Ryan Murphy (Pretty Woman, Glee, AHS) e tratto dal libro autobiografico omonimo di Elizabeth Gilbert. Racconta di un viaggio, fisico quanto spirituale. La protagonista, che ha alle spalle un divorzio difficile ed una storia d'amore tormentata, decide di lasciare tutto e ricercare la felicità non più negli altri, ma in se stessa. Il suo distacco la porterà ha visitare Roma e Napoli- dove si avvicina alla cucina più buona del mondo- fino a giungere a Delhi e Bali. Tra l'India e l'Indonesia focalizza la sua attenzione e le sue energie non su ciò che la circonda ma su quello che ha dentro di sè. La riscoperta di se stessa, di ciò che desidera e la rende felice è l'unica meta che, infondo, merita davvero di essere raggiunta. 
Ogni volta che lo guardo, in qualsiasi momento della mia vita mi trovi, mi meraviglio di quanto sia semplice per me identificarmi con la protagonista e la cosa la reputo di una bellezza disarmante. 
Ve lo consiglio, con tutto il mio cuore. 


A presto,

Emme

domenica 12 febbraio 2017

il film della doMenica #6: Mona Lisa Smile (2003)

Buonasera lettori. Ultimamente ci stiamo sentendo veramente spesso, e la cosa mi fa davvero piacere. Anche se in ritardo rispetto agli orari a cui siete ormai abituati, vi scrivo per rispettare il nostro appuntamento settimanale con il film della domenica. L'attrice del mese è Julia Roberts, ed il film che vi propongo per questa sera domenica di febbraio è Mona Lisa Smile.
Il regista Mike Newell (Quattro matrimoni ed un funerale, HP e il calice di fuoco) dirige Julia Roberts in una commedia dal forte spirito femminista ambientata nel 1953, ai tempi della guerra fredda e delle discriminazioni razziali. La Roberts interpreta una docente di storia dell'arte, i cui principi ed ideali si intersecano con le vite di tre delle studentesse che incontra nel collegio femminile in cui è stata chiamata ad insegnare. E' stato definito un tentativo di riproporre L'attimo fuggente- di cui spero di parlavi presto- ma a mio modesto parere quest'ultimo non può essere accostato o paragonato a nessun altro film. 


Buona visione,

Emme

domenica 29 gennaio 2017

il film della doMenica #4: American Sniper (2014)

Ultima domenica del mese, ultimo appuntamento dedicato al mio amatissimo Bradley Cooper. Ero molto indecisa sul film da consigliarvi questa settimana ed infatti la scelta è stata lunga e sofferta. Alla fine tra tutte le alternative possibili ha avuto la meglio American Sniper, film di Clint Eastwood di cui in realtà vi ho già parlato qui sul blog. Con sei candidature agli Oscar del 2015, passa inosservato agli occhi dell'Accademy che gli conferisce soltanto la statuetta per il miglior montaggio sonoro. 


Basato sull'omonima biografia, American Sniper racconta la storia del cecchino della Chris Kyle, del suo impegno al fronte e degli effetti che la guerra ha su coloro che la guerra la fanno per davvero. 
L'esaltazione dell'eroe americano così dedito al suo Paese da metterlo prima della sua famiglia e la guerra in Iraq sono la superficie. L'orrore che lo circonda non lo trasforma in un mostro: Chris resta un uomo, che esita prima di colpire, che soffre sulla sua pelle le conseguenze delle sue scelte. Eastwood si vede nella chiarezza delle scene, nell'introspezione dei personaggi, nella capacità di raccontare la storia. Presenta la guerra così com'è: spietata e piena di polvere. Sarà pure un'americanata, ma è davvero una gran bell'americanata.
Bradley Cooper è quasi irriconoscibile: così pompato che a stento riesce a chiudere le braccia, eppure per me questa è una delle sue migliori interpretazioni.
Buona visione,


Emme.

venerdì 27 gennaio 2017

#LaLaLand: un film dedicato ai folli e ai sognatori. 10/10

Ieri sera dopo mesi e mesi d'attesa ho finalmente visto La La Land. Non ho saputo aspettare nemmeno un secondo di più e sono corsa a vederlo proprio nel giorno del suo arrivo al cinema. 
E' senza ombra di dubbio uno dei film più belli che io abbia mai visto ed è ufficialmente nella top 5 dei miei film preferiti. Scritto e diretto da Damien Chazelle, di cui ho già amato Whiplash alla follia, il film ha ricevuto riconoscimenti in lungo e in largo, dalla Mostra del cinema di Venezia ai Golden Globe fino ad arrivare alle ben 14 nominations per gli Oscar del prossimo 26 febbraio, che lo equiparano ai numeri raggiunti in passato solo da Titanic ed Eva contro Eva. Tutto quest'entusiasmo per un musical non si vedeva dai tempi di Chicago (se tu che stai leggendo non lo hai mai visto colma immediatamente questa tua vergognosa mancanza). Io amo i musical, ammiro stupita l'intrecciarsi della narrazione con la danza e adoro quando si lascia alle canzoni il potere di raccontare la storia. Lo ritengo uno dei generi più difficili con cui un artista possa relazionarsi perchè deve essere in grado non solo di recitare, di cantare e di ballare, ma deve farlo contemporaneamente. E lo stesso vale per i registi, le cui competenze devono abbracciare ambiti che si estendono aldilà di quello puramente recitativo. 
Ho visto La La Land circa diciotto ore fa eppure mi sento come se fossi ancora li seduta al mio posto- anche un po' scomodo in verità, dato che lo proiettano nella sala più scadente del multisala. La La Land ha preso il mio cuore, lo ha riempito, lo ha infranto, lo ha rigenerato e poi, non contento, se l'è pure tenuto. Ecco cosa ha fatto questo film. Ecco cosa dovrebbero fare tutti i film. Ed io avrei voluto scriverla prima questa recensione- credetemi ci ho provato- ma non ci sono riuscita perchè non sapevo come tramutare in parole il frullato di emozioni che avevo- e che ho ancora- dentro di me, proprio qui, alla bocca dello stomaco. Mi pare che qualcuno le chiami farfalle e che si sentano quando ti innamori. Si, perchè io di questo film mi sono innamorata. 

La storia potrebbe sembrare semplice e banale se si da un'occhiata veloce alla trama, ma in realtà grazie allo spessore e alla caratterizzazione dei personaggi diventa l'esatto opposto. Lui pianista jazz e lei aspirante attrice uniti dalla volontà di realizzare i propri sogni. E' quello che conta: non smettere mai di crederci, di provarci, di lottare, di insistere. Questo film è un dono a chi non ha mai smesso di sognare ed un promemoria per quelli che invece sono in procinto non solo di chiudere il cassetto, ma di portare il comodino in soffitta. Se a questo, a tutta questa determinazione ci aggiungete l'amore, un amore dolce, pieno, sincero, che non limita, che lascia la facoltà di inseguire la proprie aspirazioni, che è prima di tutto verso se stessi, che c'è e si vede, che porta il nome di un bar, allora il quadro vi sarà completo. Non vi basta? Aggiungete la complicità, il jazz, la follia, il romanticismo, una Hollywood moderna ma anni cinquanta, John Legend con il dolcevita color cammello e mi femro qui. 
E' inutile dirvi che la scena in cui in un vecchio cinema impolverato le loro mani titubanti si intrecciano alla luce di Gioventù Bruciata, solo uno dei tanti riferimenti presenti all'interno del film,
è quella che mi ha emozionato di più, insieme a quella all'Osservatorio, ovviamente. Il finale, e non aggiungo altro, è stupendo, una delle cose più belle in un insieme di cose bellissime. 

Rayan Gosling ed Emma Stone sono a dir poco spettacolari. Rayan Gosling balla il tip tap, cucina, suona sempre con una mano in tasca, con una disinvoltura tale ed un sex appeal che sfido chiunque ad avere; Emma Stone è bravissima, leggiadra nei movimenti del valzer e così coinvolgente con quei sui grossi occhioni blu che se avessi potuto ci sarei andata anche io a vedere il suo one-woman show solo per farla felice. La colonna sonora è formidabile, tant'è che sono due le canzoni del film candidate all'Oscar, City of Stars, in assoluto la mia preferita difatti è già entrata nella mia playlist, e The fools who dream, che racchiude per me le categorie di persone a cui questo film è dedicato: i folli e i sognatori. Ho adorato la fotografia e le scene girate in piano-sequenza (cioè senza stacchi) seguendo movimenti circolari. Purtroppo nonostante la sfrenata pubblicità per farlo diventare un film di massa (De Martino testimonial e le venti persone in sala con me di ieri sera ne sono la prova), La La Land non è un film per tutti, semplicemente perchè il musical è un genere che difficilmente piace. Ma se questo presupposto ve ne dovesse limitare la visione, vi prego, superate i vostri limiti, uscite fuori dagli schemi, procedete ad uno strappo alle regole e guardatelo. Non ve ne pentirete. 

Avrei voluto non finisse mai e non vedo l'ora di rivederlo. Ancora, ancora e ancora. La visione di film come questi mi ricorda perchè il cinema è chiamato la settima arte e, sopratutto, perchè mi piace così tanto. La La Land è da dieci, e se potessi gli darei anche di più. 

A presto,

Emme. 

giovedì 26 gennaio 2017

#Arrival: il potere del linguaggio. 8/10

Quando ho aperto il blog una delle mie paure più grandi era quello che le persone avrebbero pensato di me. Avrebbero pensato che scrivo di merda, che penso di essere una so tutto io e che in realtà di cinema e serie non ne capisco un cazzo- e magari su questo potrebbero anche avere ragione. Il giudizio degli altri è stato- ed è tuttora- uno dei miei limiti più grandi. Lunedì, però, mi sono dovuta ricredere: per la prima volta, dopo ben due anni, io e Chiara, una ragazza che ho conosciuto proprio grazie all'apertura del blog, che mi ha sempre sostenuta e letto con piacere, siamo riuscite ad incastrare i nostri millemila impegni per trascorrere un po' di tempo insieme. Ovviamente siamo andate al cinema e ovviamente abbiamo già programmato il prossimo film da andare a vedere e magari chissà, la prossima volta sarai proprio lei a parlarne qui sul blog.

Ad ogni modo, abbiamo visto Arrival, l'ultimo film di Denis Villenueve con protagonista Amy Adams. Eravamo molto entusiaste di vederlo, ma quando l'abbiamo scelto non ci saremmo mai aspettate che il giorno dopo avrebbe ricevuto ben 8 candidature agli Oscar tra cui quella per miglior film e miglior regia- peccato per la mancata nomination della Adams come miglior attrice protagonista, Adams is the new Di Caprio


Non sto qui a spiegarvi la trama- anche perchè i miei post sono rigorosamente no spoiler- vi basti sapere però che ci sono degli alieni con sette tentacoli, delle astronavi a forma di parentesi ed una linguista (sarebbe l'inizio perfetto per una barzelletta) che tenta di comunicare con i nuovi arrivati per scoprire il motivo della loro visita improvvisa. Appena uscite dalla sala eravamo un po' perplesse, non riuscivamo a dire apertamente se il film ci era piaciuto o no. Questo perchè il realtà tutto diventa chiaro e limpido solamente alla fine, ci sono si degli indizi nel corso del film ma io- data la stanchezza dello spettacolo delle dieci e mezza- non li ho colti se non alla fine, analizzando il quadro nel suo complesso. Non vi arrabbiate se vi sembra di non capirci nulla all'inizio, sarà tutto chiaro un attimo prima della fine. 
Ciò che ho saputo dire fin da subito è quanto mi fosse piaciuto il tema centrale della pellicola: la difficoltà della comunicazione. Viviamo in un era fatta di whatsapp, mail, tweet e status su Facebook eppure a volte dimentichiamo che tutto questo "comunicare" non esisterebbe se non avessimo una lingua da usare, se alla base non ci fosse un collegamento tra una parola, un suono ed un oggetto nella realtà. la lingua è ciò che ci differenzia dagli animali, è ciò che ci rende umani- o alieni, come nel caso del film- è ciò che ci rende noi stessi. Rispecchia la nostra cultura, il nostro modo di pensare, il nostro vissuto. E' qualcosa di strettamente personale, ecco perchè è così difficile comunicare con chi parla una lingua diversa dalla nostra, eppure è alla base di ogni nostra relazione. Louise (è questo il nome della protagonista) ne conosce il potere e lo usa per permettere agli umani di comunicare con gli alieni. Non mancano però i misunderstanding: la traduzione affrettata di un simbolo alieno scatena la possibilità di una guerra universale. Una parola, una sola parole male interpretata avrebbe potuto causare la distruzione di un intero pianeta. Quante volte nella vita di tutti i giorni interpretiamo le parole a nostro piacimento e scateniamo guerre che invece si sarebbero potute tranquillamente evitare? Ho riflettuto molto su questo aspetto e, sarà perchè anche io sono una futura linguista, ho sentito questo messaggio particolarmente mio. Tutto poi si ricollega alla paura di ciò che non conosciamo e che non riusciamo a capire, alla facilità con cui costruiamo muri- ed ogni riferimento a Trup è puramente casuale- invece di gettare ponti, alla velocità con cui ci mettiamo sulla difensiva per paura che qualcuno ci voglia spodestare. 

Il film è classificato come di fantascienza ed ovviamente lo è. Voglio dire, ci sono dodici navicelle che sbarcano in tutto il pianeta- per la prima volta non solo in America, forse il regista ha visto il video dei The Jackal- quindi ovviamente è un film di fantascienza, ma lo è in modo anticonvenzionale. Se vi aspettate sparatorie laser, alieni dagli occhi grandi e neri e liquidi verde acido che bollono in qualche provetta vi siete fatti un'idea sbagliata- c'è solo una piccola esplosione ed un po' di tecnologia aliena molto figa, per il resto si parla e si scrive tanto. Si, si scrive. Sulla lavagnetta. Col Pennarello. E non sull'ipad col pennino. E in realtà gli alieni ci sono, ma non ci sono, non sono loro i protagonisti. E' 
Per farla breve, tutto questo mi ha portato ad affermare che il film mi è piaciuto e che secondo me dovreste vederlo (la fotografia è spettacolare, Amy Adams pure). 

A presto,

Emme.

giovedì 5 gennaio 2017

#CollateralBeauty: cast stellare e trailer mozzafiato non bastano. 5/10

Avevo grandi aspettative su Collateral Beauty. Le avevamo tutti, in realtà. E la sala piena di ieri sera nonostante il film di Siani in quella accanto ne è stata prova tangibile. Sono state soddisfatte? Non del tutto. Erano troppo alte? Forse. Non voglio dire che non mi è piaciuto per niente perchè mentirei, alcune cose le ho trovate adorabili. Altre invece non è che non sono riuscita ad apprezzarle, è che proprio non le ho capite. E non è quel genere di confusione all'Inception; è proprio non riuscire a trovarci un senso logico, una conclusione.


In teoria il protagonista del film avrebbe dovuto essere il dolore di Howard, interpretato da un Will Smith un po' sotto tono a mio parere- ed io sono una che Will Smith lo adora; in pratica, tralasciando il fatto che Will Smith è assente dallo schermo per la maggior parte del tempo e che a stento parla, i personaggi che lo circondano e che avrebbero dovuto essere funzionali al racconto della sua storia lo sovrastano a tal punto che quasi scompare. E' come se ci fossero due trame: una che riguarda Howard ed il suo dolore ed un'altra incentrata sui suoi colleghi e sugli attori da loro ingaggiati per provare la presunta follia dell'azionista di maggioranza ed escluderlo così dalle trattative di un contratto importante per la società per cui tutti insieme lavorano.  
La prima trama è lenta e viene continuamente messa in ombra dalla seconda; nemmeno il colpo di scena finale riesce a farla risaltare. La seconda è quella che tra le due mi è piaciuta di più: bello il meta-teatro e bella l'idea dell'associare ogni personaggio ad uno dei destinatari delle lettere di Howard, creando così un alternarsi di contrapposizioni tre-tre ed uno-uno. Però l'avrei vista meglio per una commedia; ne sarebbe uscita una versione divertente e moderna di "A Chirstmas Carol" di Dickens. Qui, in questo contesto, mi è sembrata forzata. Sia perchè sembra messa li per aumentare la drammaticità- come se poi non ce ne fosse abbastanza- sia perchè l'idea di qualcuno che si prende gioco di un dolore così intenso come quello di Howard per avere un tornaconto personale proprio non mi entusiasma, anzi ha su di me l'effetto opposto. In più il fatto che la Morte, il Tempo e l'Amore non siano delle reali proiezioni della sua mente ma vengano al contrario interpretate da veri attori, mi ha dato l'impressione di essere qualcosa di finto e per questo nemmeno le battute mi hanno emozionata più di tanto, in quanto le immaginavo parte di un copione e non frutto dell'anima (non so se sono riuscita a spiegarmi, giuro che nella mia testa ha perfettamente senso).
Le due trame avrebbero forse dovuto intrecciarsi in qualche modo, alla fine ci provano anche ma non ci riescono per nulla. Sembrano due film separati che insieme non ne fanno uno buono. 
La spiegazione del titolo, buttata li a caso in mezzo al film e poi ripresa quasi alla conclusione, è una delle cose che proprio non sono riuscita a capire. E' stata fatta perchè si doveva, una pezza a colori direbbe mia nonna, ma non ha letteralmente senso. Se quella spiegazione voleva essere il messaggio del film, mi dispiace ma io non sono riuscita a coglierlo. Magari se qualcuno di voi ci è riuscito me lo fa sapere. 

Il cast c'è, eccome se c'è. Edward Norton, Kate Winslet, Michael Peña, Keira Knightley, Helen Mirren; i loro nomi non necessitano di commenti. Bellissima la colonna sonora, anche se un po' assente, dei One Republic. Intenso il trailer. Ma tutto questo non basta, non stavolta. 
Il mio non è un giudizio positivo, è questo penso si sia capito. Sono delusa. 5/10.

A presto,
Emme.


domenica 30 ottobre 2016

#DoctorStrange: il mago #Marvel incanta i cinema.

L'universo Marvel mi ha sempre affascinata tantissimo. In quanto universo, però, è infinito. Ci sono tante cose da sapere e da ricordare, e per una novellina come me ( mi manca ancora qualche pezzo per averne un quadro completo) recensire un film della famiglia di Stan Lee sarebbe un po' un insulto. Ho chiesto infatti aiuto ad un'altra emme, quella di Mattia, il mio esperto Marvel di fiducia, che vi parla dell'ultimo super eroe giunto in sala: Doctor Strange. Quello che posso dirvi io è che per adesso è uno dei personaggi che mi è piaciuto di più: mi è piaciuto il fatto che per una volta ci si sia concentrati sulla cura e sull'importanza dello spirito (non a caso l'addestramento avviene in Oriente) e mi è piaciuta la caratterizzazione di Strange realizzata da Benedict Cumberbatch. 

Stephen Strange è un formidabile neurochirurgo che, a seguito di un incidente stradale, perde la possibilità di operare a causa di danni irreparabili alle mani. In preda allo sconforto e assolutamente non in grado di gestire un ego smisurato ed estremamente arrogante, decide di affidarsi alle arti mistiche  e di seguire gli insegnamenti dell'Antico, una secolare entità che metterà alla prova la mente del dottore, incitandolo a guardare oltre il buco della serratura. Qui, scoprirà che il mondo non è solo quello che ha imparato a conoscere da i suoi libri di medicina, ma è composto da un multiverso infinito e, allo stesso tempo, estremamente pericoloso: universi paralleli, altre dimensioni e soprattutto manipolazione del tempo nello spazio. 


Tutto è velocissimo, intricato, a volte anche a testa in giù:  insomma ti ci perdi con lo sguardo. Gli effetti speciali sono spettacolari, e gli scontri dinamici ed intensi. In tutto questo, però, c'è una lucidità invidiabile. Non si perde mai il focus dell'azione, i dialoghi fanno sentire la loro presenza e anche nei momenti più drammatici c'è sempre quel pizzico di ironia che stempera, senza però dare mai fastidio.

Per quanto riguarda i super cattivoni risaltano tre personaggi in particolare: il primo ad entrare in scena è Kaeciulus uno stregone addestrato dall'Antico ma che ha deciso di trovare per conto suo i segreti per raggiungere la vita eterna. Per raggiungere lo scopo diventerà un seguace del secondo cattivone di turno, Dormammu. Quest'ultimo è il signore della Dimensione Oscura e tra le sue molte capacità vi sono la trasmutazione della materia, il teletrasporto interdimensionale, la modifica delle proprie fattezze e dimensioni, il controllo degli elementi, la telepatia, la creazione di esseri artificiali e la capacità di penetrare nella mente degli individui psichicamente più deboli al fine di controllarli. Tutti 'sti poteri, e poi si incarta in un loop. 
Per quanto riguarda il terzo villain, che dire, lo lascio scoprire a voi guardando la scena nascosta dopo i titoli di coda. Attenzione perchè ce ne sono due: non lasciate la sala prima di averle viste entrambe. Ah, dimenticavo la cosa più importante! In questo film verrano poste al 100% le basi per il capitolo che la Marvel ha predisposto per il futuro film "Infinity War", se non avete compreso il perchè allora prestate attenzione all'occhio di Agamotto, una delle due reliquie che Doctor Strange usa per combattere Dormammu. Solo alla fine del film capirete la sua importanza.
In sostanza, consigliato: 8.

A presto,

Emme & Emme.

venerdì 23 settembre 2016

#BridgetJonesBaby: i commenti memorabili delle donne in sala.

Se qualcuno avesse provato a girare un film sulla mia vita probabilmente ne sarebbe uscito Bridget Jones. Ecco perchè ieri, nonostante un raffreddore lancinante che oggi mi costringe a rimanere a letto, sono andata a vedere l'ultimo film di una delle saghe cinematografiche più amate di sempre: Bridget Jones's Baby. Annunciato nel lontano 2011 ma girato sono quest'anno, è il sequel di Che pasticcio Bridget Jones (2004), che a sua volta aveva seguito l'iconico Il Diario di Bridget Jones (2001).
somma, una storia che va avanti da circa quindici anni e che pare non avere nessuna voglia di concludersi- ma di questo ne parliamo dopo. 

E' davvero una commedia ben fatta; si rivolge in modo particolare alle donne ma diverte senza esitazioni anche il pubblico maschile. Gli espedienti comici sono tipici della commedia d'amore americana: il modo in cui Bridget e Jack si incontrano; la scena in cui Miranda, in diretta televisiva, ripete una serie di frasi compromettenti che Bridget, impegnata invece in una telefonata, le trasmette distrattamente attraverso l'auricolare; lui che vuole lei e lei che vuole lui ma non riescono ad avere il tempismo giusto.. Insomma, diciamo che la trama non eccelle in originalità, ma è comunque molto divertente. A renderla speciale è sicuramente la capacità di affrontare temi impegnativi in chiave ironica: si parla di maternità in relazione all'età ed al lavoro, di adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, della chiusura mentale della religione, del gap generazionale ed è tutto di una semplicità disarmante. Questo è senza dubbio uno degli aspetti che ho apprezzato di più: la critica sociale è presente, ma è solo lo sfondo e sopratutto non è lo scopo del film: quello resta divertire il pubblico, ed è un obiettivo raggiunto a pieno. 
Nel film c'è tantissima musica e la cosa mi è piaciuta un sacco: le canzoni che si susseguono danno ritmo e scandiscono perfettamente i momenti; tenerissimo il cameo di Ed Sheeran. (tenerissimo lui).

Inutile dirvi che la sala era piena di donne con gli estrogeni ai massimi livelli- sembrava quasi di poterli toccare: non dimentichiamo che in questo film Bridget, interpretata da una Reneé Zellweger irriconoscibile che a furia di ritoccarsi si è cambiata i connotati- è contesa tra due uomini- e che uomini, aggiungerei. Il sempre affascinante Collin Firth nel ruolo dell'introverso Mr Darcy ed il nuovo arrivato Mark Qwant, interpretato dal famoso Dottor Stranamore di Gray's Anatomy, Patrick Dempsey. Insomma, tra i due non saprei scegliere, ma se proprio dovessi mi troverei a far parte del #teamMrDarcy: al fascino inglese e al nome del più romantico personaggio letterario di sempre proprio non riuscirei a resistere. Diverse sono state le reazione delle donne che hanno visto il film con me e non sono mancati i commenti! Ecco i memorabili.

- Beat a ess (beata lei)

-Mamma mia quant'è fresco

- Eh capit a Bridget come si da da fare!

-Potrebbe essere mio padre, ma non avete idea di cosa gli farei

-Anche io voglio essere ingravidata da due uomini
(ovviamente è inutile aggiungere che l'ultimo è il mio preferito).



Bridget Jones non è un personaggio, è uno stile di vita. Siamo tutte un po' Bridget Jones o lo siamo state almeno una volta. Abbiamo perso la testa per uomini complicati ed abbiamo passato la serata a mangiare gelato sotto al piumone. Lo siamo state, lo siamo e lo saremo e la cosa non ci disturba affatto, anzi, ci fa quasi piacere. Per una volta siamo contente di identificarci in una donna goffa, timida, impacciata, grassottella- almeno un tempo lo era- e tutt'altro che figa. Ed è in questo che risiede il suo successo. In più il finale aperto, che ovviamente non vi spoilero, pone le basi per un altro film, di cui si parla già sul web. Basta che non ci facciano aspettare altri dieci anni! 
Bridget Jones Baby, per me è si. 8.
A presto,

Emme.

giovedì 15 settembre 2016

L'estate addosso: Muccino anticipa l'uscita per il #Cinema2Day.

Ieri è partita l'iniziativa #Cinema2Day promossa dal Ministero dei beni delle attività culturali e del turismo che abbassa il costo del biglietto del cinema a soli 2 euro ogni secondo mercoledì del mese. Ovviamente non per sempre: l'iniziativa, infatti, ha la durata di sei mesi e terminerà quindi l'8 febbraio. Il nobilissimo intento è quello di "riavvicinare le persone alla magia della sala" come ha dichiarato lo stesso Franceschini, divenuta negli ultimi anni un lusso per pochi. 
Per l'occasione il regista Gabriele Muccino ha deciso di anticipare l'uscita del suo film, L'estate addosso, presentato ed accolto positivamente all'ultima Mostra del Cinema di Venezia. Insomma, ieri gli astri del cinema erano perfettamente allineati  e non potevo non approfittarne.
Muccino è senza ombra di dubbio uno dei miei registi preferiti: alcuni dei suoi film sono per me dei veri capolavori, come Un bacio o Sette Anime, e li ho visti tante di quelle volte che potrei prendere il posto degli attori. Dico alcuni perchè negli ultimi anni ha preso un paio di cantonate: Quello che so sull'amore e Padri e figlie sono veramente inguardabili, mosci e senza stimoli. Dato che non c'è due senza tre, ero sicurissima che questo avrebbe continuato la scia delle cagate, e invece no.

L'estate addosso mi è piaciuto più di quanto mi aspettassi. Il tema del viaggio è un must, nella letteratura come nel cinema, se poi alla parola "viaggio" ci accosti  "di maturità" le emozioni sono assicurate. Perchè è qualcosa che ricordiamo sempre tutti con un po' di nostalgia, perfino quelli che non l'hanno ancora data ne sentono la futura mancanza. Il sogno americano combacia perfettamente con la ormai consolidata internazionalità di Muccino. Il viaggio è raccontato da Marco, maturo sulla carta ma non così tanto da affrontare il futuro che gli si è appena spalancato davanti, ma è Maria, l'unica donna del cast, ad esserne la vera protagonista. Parte, cresce e torna completamente diversa perchè in fondo i viaggi fanno questo, ti cambiano. E' lei che regge il film, è lei che lo porta avanti: potete provare ad immaginare la storia senza uno degli altri personaggi ma senza di lei no, crollerebbe tutto. 
Mi è piaciuto tantissimo il fatto che nel relazionarsi con i gentilissimi e fighissimi americani Paul e Mark, sia lei quella inizialmente omofoba, un difetto che sarebbe stato scontato affibbiare ad un uomo. E' come se tutto fosse allo stesso tempo una convenzione e la sua stessa distruzione. Molto toccante la storia d'amore di Paul e Mark; sicuramente in questo caso la carta dell'America ha aiutato, rendendola credibile agli occhi dello spettatore.A primo impatto non mi è piaciuto molto il finale, poi ci ho ripensato e mi è venuto in mente che "San Francisco è come una bolla" e ho trovato la chiave di lettura giusta: Fan Francisco è una bolla proprio come il viaggio, proprio come il film. Per questo non ci è svelto cosa succede dopo, come vanno le cose, abbiamo visto quello che dovevamo vedere.Il viaggio è finito, la bolla è esplosa e con lei il film.

Dal punto di vista tecnico ho odiato il doppiaggio: è un pugno allo stomaco. E' quasi tutto in inglese con i sottotitoli, ma, non si capisce perchè, ci sono alcune scene girate da attori italiani in inglese e poi doppiate (malissimo) da loro stessi in italiano. Una cosa abominevole. Dopo ogni scena del genere rientrare nel mood del film è stato difficilissimo. Forse in montaggio hanno realizzato di aver girato troppo in inglese e poco in italiano ed hanno quindi cercato di rimediare, ma non hanno fatto altro che peggiorare le cose. Molto bella la fotografia: avrei evitato l'inquadratura dell'aereo Alitalia che faceva un po' cinepanettone anni novanta e l'inquadratura di New York che è stata veramente brutta; la colonna sonora porta la firma di Jovanotti e questo è tutto dire; la recitazione mi ha piacevolmente sorpreso, fatta eccezione per Brando Pacitto, a tratti troppo, troppo finto. 

Il film ha un budget bassissimo (poco più di 5 milioni di euro) e prospetta incassi altissimi. Il mio consiglio è di andarlo a vedere, 7 e mezzo- mezzo di incoraggiamento a Muccino così mi fa altri due capolavori. Come sempre, poi fatemi sapere se vi è piaciuto.

A presto,
Emme.

sabato 16 aprile 2016

#IlLibroDellaGiungla: pro e contro dell'ultimo remake #Disney

Di solito quando guardo il remake di un film che ho amato non ci sono mezze misure: o lo amo lo odio. Nel caso de #IlLibroDellaGiungla, primo di una lunga serie di nuove produzioni Disney, non riesco a prendere una posizione precisa: alcune cose mi sono piaciute molto, altre di meno, altre ancora per niente. Per questo ho deciso di parlarvene alternando una serie di pro e contro che, a mio parere, esprimono al meglio le mie sensazioni rispetto al film. 



#PRO: la GRAFICA è spettacolare e perfettamente riuscita, curata nei minimi particolari e realistica. Tutti gli animali sono stati creati attraverso immagini computerizzate e grazie alla motion capture, un tecnica cinematografica nuovissima, utilizzata nel film per rendere al meglio il movimento delle labbra degli animali. Tutto è stato girato in studio ed è stato creato al computer, eppure avrete davvero la sensazione di trovarvi nella giungla: i rumori della natura, i colori, le movenze eleganti della pantera Bagheera, la luce soffusa. Tutto è verosimilmente vero. 

#CONTRO: il film è a tratti un po' LENTO e PESANTE, ed il fatto la storia fosse già nota non ha di certo aiutato il ritmo già poco incalzante della trasposizione cinematografica del romanzo di Rudyard Kipling, già approdato sul grande schermo con il film d'animazione di casa Disney del 1967. 

#PRO: nel ruolo di Mowgli la performance di Neel Sethi, per la prima volta sul grande schermo, è stata sorprendentemente positiva. Un ruolo impegnativo e difficile, dato che il giovanissimo attore ha dovuto recitare sostanzialmente da solo, potendo contare solo sua sua immaginazione per riuscire a calarsi al meglio nella parte. Decisamente promosso. 

#CONTRO: il personaggio di KAA, uno dei miei preferiti, non è stato reso come avrei voluto. Innanzitutto me lo sarei aspettato maschio proprio come nel cartone, mentre invece il regista Jon Farveau ha scelto di essere politically correct e di inserire qualche personaggio femminile in più in una storia in cui il sesso maschile la fa da padrona. Doppiato nella versione originale da Scarlett Johansson ed in quella italiana da Violante Placido, la voce del serpente ipnotizzante avrei voluto che fosse più sssssssssibilante e meno ssssssssensuale. 

#PRO: BALOO è il personaggio più fedele alla prima versione del film: spensierato, ironico, divertente e coccoloso. La sua comparsa alleggerisce di molto il clima di pesantezza iniziale e permette a tutti di tirare un sospiro di sollievo e perchè no, di farsi una sana risata. La scena in cui Mowgli e Baloo cantano insieme "Bastan poche briciole" è stata ricca di sensazioni e di ricordi e penso sia stato davvero un bel gesto nei confronti del pubblico, che non ha esitato ad ondeggiare e a canticchiare un grande pezzo della propria infanzia. 

Un altro paio di considerazioni random: la scena in cui Mowgli per scappare dalla cattivissima tigre Shere Khann si trova catapultato in mezzo ad una mandria di bufali in corsa mi ha ricordato troppo la morte di Mufasa ne Il Re Leone e mi ha fatto sentire davvero male; ancora una volta dal mondo degli animali e dalla legge della giungla c'è solo da imparare: la convivenza pacifica nei pressi della pozza d'acqua che si verifica in periodo di siccità, il rispetto per gli elefanti, i più anziani e i più saggi, l'unione del branco dei lupi, il senso di famiglia e l'amicizia che trascendono le differenze... insomma, un mondo da cui l'uomo è lontanissimo, perchè spesso e volentieri è più animale degli animali stessi.

Dovreste vederlo? Per me è un nì. Fatemi sapere se lo avete visto e cosa ne pensate, non vedo l'ora di conoscere il vostro pensiero a riguardo.
A presto,

Emme.

venerdì 1 aprile 2016

#Batman v #Superman: l'elogio del #nosense della #DCcomics.

Alle porte del weekend della settimana in albis posso finalmente trarre le conclusioni di queste brevi ma intense vacanze pasquali fatte di carboidrati, agnello (ma che ne sanno i vegani) e cioccolata: devastanti. Sicuramente la visione del film #BatmanvSuperman:DawnofJustice non ha facilitato la mia già complicata digestione, anzi, mi si è piazzato sullo stomaco proprio come la fetta di pastiera di mia zia Maria. 
Breve riassunto della trama: Batman ce l'ha con Superman perchè pensa sia una minaccia per l'umanità e Superman ce l'ha con Batman perchè pensa sia troppo violento nella sua opera di sorveglianza; a metterli l'uno contro l'altro è il cattivo Lex Luthor, che però non riesce nel suo intento di distruggere il super uomo dato che i due fanno pace in un modo alquanto discutibile, sconfiggono i cattivi e bla bla bla
Allora, partendo dal presupposto che non sono un'esperta di supereroi e che è un mondo immenso a cui mi sto approcciando da poco ed un po' per volta, il film è confusionario e spesso e volentieri non si riesce a dare un senso agli eventi proiettati sullo schermo. E' un elogio del NO SENSE e vi spiego i miei perchè in 6 punti.

1. Seguito di #MenofSteel, il film ha come protagonista Superman con Batman che ogni tanto fa una comparsata perchè sai com'è, nel titolo c'era anche lui. E' Superman che tutti odiano, è Superman che Lex Luthor vuole distruggere, è Superman che sconfigge il mostro nella battaglia finale; Batman si limita a farsi manipolare, ad avere strane visioni e a fare questioni di principio.

2. Superman è semplicemente Clark Kent senza occhiali, come minchia fanno le persone a non riconoscerlo? Sono uguali. Almeno Bruce Wayne ha la decenza di mettersi una maschera e camuffare la voce per mantenere l'anonimato: un punto a Batman per l'impegno.

3. Lo sanno gli sceneggiatori che non possono chiamare un film Batman VS Supermen e poi propinarci in due ore e mezza di proiezione solo due minuti di combattimento? Io ancora non ci credo, combattono per due minuti, forse anche meno! Ho pagato 9 euro di biglietto perchè era pure festivo (scema io, lo so), avete speso quattrocento milioni di dollari tra produzione e post produzione, ma minimo avrebbero dovuto grondare sangue,avrebbero dovuto battersi fino allo sfinimento, si sarebbero dovuti girare verso di me e chiedermi il permesso di smettere.

4. Se lo scontro è pessimo, il chiarimento è peggio. "Martha". Un nome, una veloce associazione di pensieri e il vs si trasforma in una e congiunzione. Bruttissimo.

5. Obiettivo del film è anche quello di presentare i meta umani che andranno a comporre con Batman e Superman la #JusticeLeague, film già annunciato per il 2017 e che sarà seguito dalle pellicole dedicate ad i singoli membri della lega. L'unica presenza sensata è quella di WonderWoman che, da brava donna qual è, prende in mano la situazione e mette un po' d'ordine; Flash appare in una visione che ancora non ho compreso; Aquaman e Cyborg inutilissimi (Khal Drogo perdonami). 

6. Suspance non è una cattiva parola e non sarebbe morto nessuno se il film fosse finito senza sapere che in realtà Superman è ancora vivo. La visita di Batman a a Lex e l'annuncio di una nuova minaccia sarebbero stati sufficienti, tanto lo sapevamo tutti che Superman era realmente morto. 

Cosa mi è piaciuto tantissimo?  Il #LexLuthor schizzofrenico di Jess Eisenberg. 

All'uscita del film l'unico scontro degno di nota è risultato essere quello tra me ed il mio amico Mattia che autoproclamatici presidenti rispettivamente del #TeamSuperman e del #TeamBatman abbiamo difeso a spada tratta i nostri supereroi preferiti. Consapevole del fatto che la mia opinione non sarebbe stata super partes, gli ho chiesto di scrivere per il blog la sua opinione in rappresentanza di tutti i fan di Batman. Per me l'uomo pipistrello è forte solo grazie ad i suoi soldi, e se Superman si fosse davvero impegnato lo avrebbe sconfitto in meno di mezzo minuto. In più Clark è bello, romantico, intelligente e salva il mondo. 

"Tutto inizia con il funerale dei genitori di Bruce Wayne, assassinati da un balordo durante una rapina. Il triste evento trasformerà drasticamente la personalità di Bruce e lo condurrà, come tutti noi sappiamo, ad intraprende la carriera da vigilante della notte nella città di Gotham vestendo i panni del tetro e integerrimo pipistrello. Ovviamente, chi è appassionato della trilogia di Batman, che vede come protagonista l'attore Christian Bale, conosce il difficile percorso e le molteplici situazioni che hanno messo a dura prova il cuore e la mente di Wayne. In questo nuovo capitolo sentiamo riaffiorare quel senso d'impotenza che ha pervaso l'animo di Bruce durante l'uccisione dei suoi genitori; questa volta, tuttavia, sarà la guerra tra Superman e il generale kriptoniano Zod tra le strade di Metropolis a suscitare in lui questo malessere. In fondo cos'altro potrebbe fare il povero Batman davanti ad una tale distruzione commessa da due esseri super pompati che se le suonano di santa ragione distruggendo interi grattaceli come se fossero di carta?...Nulla!
Da quest'istante vediamo però Ben Affleck interpretare il vigilante oscuro tormentato dagli incubi e mosso da una rabbia e una determinazione inarrestabile, addirittura ossessionato nel cercare un modo per eliminare definitivamente la minaccia che Superman rappresenta per l'umanità. Devo dire che questo lato rabbioso/oscuro, a Batman, gli si addice non poco! Inutile poi dirvi che l'uniforme e tutti i suoi equipaggiamenti e veicoli sono a dir poco spettacolari. I due combattimenti, quelli tra i due supereroi e quella contro i mercenari di Alexander Luthor sono a mio parere bellissimi: il primo è a senso unico a favore dell'uomo pipistrello, il quale con astuzia e strategia mette KO l'incredibile forza di Superman, il secondo è a dir poco brutale e vede Batman atterrare i suoi nemici con potenti colpi e prese di combattimento eccezionali.
Direi che questo nuovo Batman non mi ha deluso nemmeno un po', ovviamente è molto diverso dal Cavaliere Oscuro a cui siamo tutti abituati, ma questa versione rabbiosa e brutale non è affatto male e Ben Affleck lo interpreta in modo impeccabile nonostante le critiche a lui mosse dopo l'annuncio delle riprese del film."

In conclusione vi dico: guardatevelo pure, ma senza avere aspettative troppo alte. Se invece lo avete già visto dovete assolutamente farmi sapere cosa ne pensate e di quale team fate parte!

A presto,

Emme.

martedì 23 febbraio 2016

#TheDanishGirl: dolore, forza e coraggio.

Le serate al cinema con il mio migliore amico sono quelle che preferisco in assoluto. Nessuna festa, nessun evento e nessun locale potrà mai competere con la nostra piccola tradizione cinematografica fatta di ultimi spettacoli, cipster da dividere e litigi su quale film vedere. 
Domenica, però, la scelta non è stata preceduta da nessuna discussione, anzi è stata semplicissima: #TheDanishGirl. 
Non potete immaginare quanta voglia avessi di vedere questo film, l'ho aspettato davvero con ansia, come quando aspetto che il ragazzo delle pizze citofoni chiedendo a che piano deve salire. Sono stata attratta sopratutto da due cose: dall'interpretazione di #EddieRedmayne, candidato nuovamente all'Oscar come miglior attore protagonista proprio per questo suo personaggio, e dalla storia di Lili, una storia che necessitava di essere raccontata. Il resto del film lascia un po' il tempo che trova. Mi spiego meglio, non fraintendetemi, ma è semplicemente una biografia: molto toccante si, ma pur sempre una biografia. Quello che la rende speciale è il personaggio che Redmayne è riuscito a costruire, e più di tutto la storia che racconta, il messaggio che vuole trasmettere.

Ma voi ci avete mai pensato? Dico, ci avete mai pensato a cosa si prova a guardarsi allo specchio e a non riconoscere se stessi nell'immagine che si vede riflessa? Ci avete mai pensato a cosa si prova ad essere accusati ingiustamente di schizofrenia, ad essere considerati malati di qualcosa che è disumano definire malattia? E ci avete mai pensato a quanto può essere doloroso, sia per chi vive un conflitto interiore così indomabile, sia per le persone che lo circondano? Avete mai pensato a quanto può essere frustante, straziante, difficile?
Io no. Non ci avevo mai pensato in vita mia, l'ho vista sempre come qualcosa di lontano da me, che non mi riguardasse più di tanto, eppure non ho pensato ad altro per tutto il film. Ed è quello che vorrei facesse il signore che, seduto accanto a noi, non ha avuto problemi a definire Einar (è questo il nome del protagonista del film) l'ennesimo "frocio" e "ricchione" che gli capitava davanti. Spero che tutti vedano questo film e invito voi a farlo, ma sono consapevole del fatto che non sia un film per tutti: le menti limitate, recintante dal pregiudizio che si costruisce su tutto ciò che non si riesce a comprendere, farebbero meglio a spendere i loro soldi in altro modo, magari guardando l'ennesimo stupidissimo film dei fratelli Vanzina. E' un consiglio spassionato il mio, dovreste seguirlo. 

Scusate lo sfogo, ma dovevo. Detto ciò, l'interpretazione di Eddie Radmayne è delicata, a tratti quasi silenziosa, ma potente (sembra la pubblicità di una nuova lavatrice ma giuro che non lo è). Non riesco ad immaginare nessun altro attore nei panni di Lili, il primo transessuale riconosciuto ed il primo ad essersi sottoposto ad un intervento di riassegnazione sessuale. Dolore, forza, coraggio: è questo il climax che caratterizza il personaggio di Lili e che ha permesso al dispiacere provato per lei durante la prima parte del film si trasformarsi in ammirazione. Intenso ed enigmatico. 

Pluricandidato e già pluripremiato, aspettiamo gli Oscar per vedere se anche quest'anno Leo resterà a bocca asciutta. Dopo aver visto questo film, non mi meraviglierei. 7 e mezzo. 
Fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Emme.


martedì 24 novembre 2015

#IlCantoDellaRivoltaParte2: il mio triste addio ad #HungerGames.

Non mi piacciono gli addii, sono più una tipa da arrivederci. Ieri sera, però, non ho avuto altra scelta, e nonostante pensassi di essermi sufficientemente preparata a voltare pagina, dopo due ore di pelle d'oca ho capito che non avrei mai e poi mai potuto esserlo: la fine di #HungerGames segna un po' la fine della mia adolescenza e non si è mai pronti a crescere.
Avevo promesso a mia mamma che lo avremo visto insieme, e così è stato. Perchè mia mamma? Ve lo spiego subito. La passione per la lettura me l'ha trasmessa lei, ed i primi libri che ho letto sono stati tutti frutto di suoi consigli e della sua libreria personale. Quando lessi il primo Hunger Games (cara Gaia, non smetterò mai di ringraziarti) ero così entusiasta che decise subito di leggerlo anche lei. E così fu per il secondo, appena ebbi finito di leggerlo, passò a lei. Per il terzo ed ultimo capitolo non riuscì ad aspettare che io lo terminassi (si trattava di un paio di giorni di attesa, non di più), ed una sera, mentre ero fuori con gli amici, si intrufolò nella mia stanza e prese il libro che era appoggiato sul comodino. Me lo rubò, letteralmente. Lo leggemmo quasi ad ore alterne, cercando di non anticiparci le cose a vicenda. Tutto questo per dirvi che vederlo con lei è stato per me ancora più emozionante.

Ad ogni modo, il film mi è piaciuto tantissimo, magari in alcune parti non fedelissimo al testo originario, ma #chisenefrega. Per molti non sarò obiettiva, ma ripeto, #chisenefrega.
Come era prevedibile, rispetto alla prima parte, questa è stata decisamente più avvincente. Finalmente Katniss in azione, finalmente la guerra vera e propria contro Capitol, finalmente la morte della Coin, finalmente la vittoria. La morte di Finnick proprio non sono riuscita a guardarla, ricordo che a stento riuscì a leggerla. Così come quella esplosiva di Prim.

Dopo la rivolta, il clima si è un po' affievolito. A livello cinematografico si è sentita molto la mancanza di uno combattimento finale: Katniss si sveglia e i ribelli hanno già fatto tutto, anche se poi è di nuovo una sua freccia che ribalta la situazione. Avrei voluto un po' più di attenzione su Gale, questo si. La scena del vero o falso con Peeta è stata tenerissima, proprio come l'avevo immaginata, il film avrebbe potuto tranquillamente concludersi così e saremmo stati tutti contenti. Mi ha sorpreso positivamente l'ultima scena avanti nel tempo perchè, benchè presente nel libro, non pensavo sarebbe stata inserita nel film. Sapevo sempre quello che stava per succedere, eppure tutto mi ha colto di sorpresa, tutto mi ha emozionato.
Il cast si commenta da solo: attori da Oscar nel senso più letterale del termine. Jennifer Lawrence sempre più bella e sempre più brava, non ha bisogno di muovere le labbra per parlare, le bastano gli occhi. E' una delle mie attrici preferite, non vedo l'ora di guardare il suo prossimo film, a breve in uscita.

Katniss è frutto dell'immaginazione della Collins, eppure i valori, i sentimenti e i principi di cui si fa portatrice sono reali, e ora più che mai, attuali. Libertà, famiglia, amore, giustizia, uguaglianza. Katniss è per me fonte di ispirazione. Vorrei avere la sua forza, il suo coraggio, la sua determinazione. E' la dimostrazione che non bisogna omologarsi, adeguarsi e subire come se quello che ci circonda non ci riguardasse; è la dimostrazione che lottare per i propri ideali è doloroso, ma che non deve essere il dolore a fermarti; è la dimostrazione che il potere può essere combattuto e abbattuto. E' questo il personaggio che le ragazzine dovrebbero avere come modello, non quell'idiota di 50 sfumature di grigio.

"It's too hard to say goodbye" cantano i Maroon5 in uno dei loro primi successi, e quanto hanno ragione. Non voglio credere alle voci del web che parlano di un presunto prequel perchè già so che sarebbe una cagata pazzesca. E' finita, ma io Hunger Games me lo porterò dentro per sempre, è inciso nel mio cuore, incollato alle mie ossa. 
Grazie della lettura tributi, e che possa la fortuna sempre essere a vostro favore.
A presto,

Emme.