lunedì 19 settembre 2016

Gli #EmmyAwards2016 e il trionfo della #HBO: #IlTronoDiSpade vince e batte ogni record.




Ieri sera si è tenuta a Los Angeles la 68° edizione degli #EmmyAwards, la più prestigiosa cerimonia di premiazione riservata al piccolo schermo - più o meno come i nostri Telegatti di un tempo. Divisi in 113 categorie, sono stati premiati programmi, documentari, film per la televisione e, sopratutto, serie tv.
Il premio più ambito, quello di Miglior serie drama, è andato anche quest'anno a Il Trono di Spade, che si porta a casa anche miglior sceneggiatura e miglior regia per l'episodio "The battle of the bastards", a mio avviso uno dei più belli dell'intera serie. Con i suoi 38 premi, Game of Thrones batte ogni record e diventa la serie più premiata della storia. Tra i ben 5 attori candidati,
Peter Dinklage, Kit Harington, Lena Headey, Maisie Williams e Emilia Clarke, nessuno riesce però a conquistare la statuetta per il miglior attore non protagonista. Vincono invece Ben Mendelsohn per Bloodline e Maggie Smith per Downton Abbey.


Il miglior attore protagonista in una serie drammatica è invece Rami Malek, premiato per il suo ruolo in Mr Robot. Questo è sicuramente il premio che mi ha gratificato più di tutti: Mr Robot è davvero una grande serie, perfettamente studiata e riuscita, l'interpretazione di Rami è immensa ed è giusto che sia stata ufficialmente giudicata la migliore della stagione. Lui poi è un figo della madonna, ieri poi con quel completo bianco ho sbavato così tanto che stamattina la mia stanza sembrava una piscina. Per le donne, invece, è Tatiana Maslany di Orphan Black la miglior attrice protagonista, che scavalca la mia favorita Taraji P. Henson, la favolosa Cookie Lyon di Empire.

Emmy 2016, vince il Trono di Spade ed entra nella storiaNella categoria comedy miglior attrice e miglior serie sono tutti di 'Veep' e della sua protagonista Julia Louis-Dreyfus, serie che mi riprometto sempre di inziare ma che poi non inizio mai. Miglior attore protagonista in una serie comedy è invece Jeffrey Tambor per Transparent, anche se io facevo il tifo per William H. Macy, capostipite dei Gallagher in Shameless, in assoluto una delle mie serie preferite. 
La HBO si porta a casa i due premi più importanti. 

E' stata una notte lunga e scintillante, una di quelle notti che solo Hollywood sa regalare e che da inizio ad una nuova e, si spera, sorprendente stagione televisiva mondiale. Vi saluto con la lista completa dei vincitori e ovviamente vi do appuntamento agli Oscar!

Miglior serie drammatica:
Il Trono di Spade
Miglior attore protagonista in una serie drammatica
Rami Malek – Mr. Robot
Miglior attrice protagonista in una serie drammatica
Tatiana Maslany – Orphan Black
Miglior attore non protagonista in una serie drammatica
Ben Mendelsohn, Bloodline
Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica
Maggie Smith, Downton Abbey
Miglior miniserie
The People v. O.J. Simpson American Crime Story
Miglior attore protagonista in una miniserie o film
Courtney B. Vance – American Crime Story
Miglior attrice protagonista in una miniserie o film
Sarah Paulson, The People vs. O.J. Simpson: American Crime Story
Miglior attore non protagonista in una miniserie o film
Sterling K. Brown, People v. O.J. Simpson
Miglior attrice non protagonista in una miniserie o film
Regina King, American Crime
Miglior serie comedy
Veep
Miglior attrice protagonista in una serie comedy
Julia Louis-Dreyfus – Veep
Miglior attore protagonista in una serie comedy
Jeffrey Tambor -Transparent
Miglior attore non protagonista in una serie comedy
Louie Anderson, Baskets
Miglior attrice non protagonista in una serie comedy
Kate McKinnon, Saturday Night Live
Miglior sceneggiatura in una commedia
Aziz Ansari per Master of None
Regia per una serie commedia
Jill Soloway per Transparent
Miglior reality
The voice
Migliore sceneggiatura per una miniserie
The People v. O.J. Simpson American Crime Story
Miglior film per la tv
Sherlock: The Abominable Bride
Migliore regia un varietà speciale
Grease: Live – Thomas Kail E Alex Rudzinski
Miglior sceneggiatura per una serie drammatica
Il trono di spade
Miglior regia per una serie drammatica
Il trono di spade

Emme.
 

giovedì 15 settembre 2016

L'estate addosso: Muccino anticipa l'uscita per il #Cinema2Day.

Ieri è partita l'iniziativa #Cinema2Day promossa dal Ministero dei beni delle attività culturali e del turismo che abbassa il costo del biglietto del cinema a soli 2 euro ogni secondo mercoledì del mese. Ovviamente non per sempre: l'iniziativa, infatti, ha la durata di sei mesi e terminerà quindi l'8 febbraio. Il nobilissimo intento è quello di "riavvicinare le persone alla magia della sala" come ha dichiarato lo stesso Franceschini, divenuta negli ultimi anni un lusso per pochi. 
Per l'occasione il regista Gabriele Muccino ha deciso di anticipare l'uscita del suo film, L'estate addosso, presentato ed accolto positivamente all'ultima Mostra del Cinema di Venezia. Insomma, ieri gli astri del cinema erano perfettamente allineati  e non potevo non approfittarne.
Muccino è senza ombra di dubbio uno dei miei registi preferiti: alcuni dei suoi film sono per me dei veri capolavori, come Un bacio o Sette Anime, e li ho visti tante di quelle volte che potrei prendere il posto degli attori. Dico alcuni perchè negli ultimi anni ha preso un paio di cantonate: Quello che so sull'amore e Padri e figlie sono veramente inguardabili, mosci e senza stimoli. Dato che non c'è due senza tre, ero sicurissima che questo avrebbe continuato la scia delle cagate, e invece no.

L'estate addosso mi è piaciuto più di quanto mi aspettassi. Il tema del viaggio è un must, nella letteratura come nel cinema, se poi alla parola "viaggio" ci accosti  "di maturità" le emozioni sono assicurate. Perchè è qualcosa che ricordiamo sempre tutti con un po' di nostalgia, perfino quelli che non l'hanno ancora data ne sentono la futura mancanza. Il sogno americano combacia perfettamente con la ormai consolidata internazionalità di Muccino. Il viaggio è raccontato da Marco, maturo sulla carta ma non così tanto da affrontare il futuro che gli si è appena spalancato davanti, ma è Maria, l'unica donna del cast, ad esserne la vera protagonista. Parte, cresce e torna completamente diversa perchè in fondo i viaggi fanno questo, ti cambiano. E' lei che regge il film, è lei che lo porta avanti: potete provare ad immaginare la storia senza uno degli altri personaggi ma senza di lei no, crollerebbe tutto. 
Mi è piaciuto tantissimo il fatto che nel relazionarsi con i gentilissimi e fighissimi americani Paul e Mark, sia lei quella inizialmente omofoba, un difetto che sarebbe stato scontato affibbiare ad un uomo. E' come se tutto fosse allo stesso tempo una convenzione e la sua stessa distruzione. Molto toccante la storia d'amore di Paul e Mark; sicuramente in questo caso la carta dell'America ha aiutato, rendendola credibile agli occhi dello spettatore.A primo impatto non mi è piaciuto molto il finale, poi ci ho ripensato e mi è venuto in mente che "San Francisco è come una bolla" e ho trovato la chiave di lettura giusta: Fan Francisco è una bolla proprio come il viaggio, proprio come il film. Per questo non ci è svelto cosa succede dopo, come vanno le cose, abbiamo visto quello che dovevamo vedere.Il viaggio è finito, la bolla è esplosa e con lei il film.

Dal punto di vista tecnico ho odiato il doppiaggio: è un pugno allo stomaco. E' quasi tutto in inglese con i sottotitoli, ma, non si capisce perchè, ci sono alcune scene girate da attori italiani in inglese e poi doppiate (malissimo) da loro stessi in italiano. Una cosa abominevole. Dopo ogni scena del genere rientrare nel mood del film è stato difficilissimo. Forse in montaggio hanno realizzato di aver girato troppo in inglese e poco in italiano ed hanno quindi cercato di rimediare, ma non hanno fatto altro che peggiorare le cose. Molto bella la fotografia: avrei evitato l'inquadratura dell'aereo Alitalia che faceva un po' cinepanettone anni novanta e l'inquadratura di New York che è stata veramente brutta; la colonna sonora porta la firma di Jovanotti e questo è tutto dire; la recitazione mi ha piacevolmente sorpreso, fatta eccezione per Brando Pacitto, a tratti troppo, troppo finto. 

Il film ha un budget bassissimo (poco più di 5 milioni di euro) e prospetta incassi altissimi. Il mio consiglio è di andarlo a vedere, 7 e mezzo- mezzo di incoraggiamento a Muccino così mi fa altri due capolavori. Come sempre, poi fatemi sapere se vi è piaciuto.

A presto,
Emme.

martedì 16 agosto 2016

#StrangerThings: perchè non voglio la seconda stagione della serie evento #Netflix.

Ho appena finito di guardare l'ultima puntata di #StrangerThings ed ho così tante cose da dire che in questo momento non riesco nemmeno a pensare ad una introduzione decente.
Si sa, l'estate per  quanto riguarda le serie tv tende ad essere un periodo un po' morto; proprio per questo ho avuto la brillante idea di riattivare il mio account #Netflix e, mannaggia a me, non l'avessi mai fatto: al momento hp una lista di "cose da vedere" talmente lunga da essere impegnata fino a quando non muoio. 

La prima che ho scelto di guardare è stata ovviamente Stranger Things, serie originale di Netflix in 8 puntate che mi ha letteralmente rubato il cuore. Ambientata negli anni 80 in una piccola cittadine dell'Indiana, la serie ha come protagonisti un trio di ragazzini che, nella ricerca di un amico scomparso, si incontrano e si scontrano con una ragazza con poteri sovranaturali e con l'altra dimensione con cui quest'ultima riesce ad entrare in contatto. Ho provato a spiegare la trama in un paio di righe, se non avete capito niente, cosa probabile, guardatela sulla fiducia che sicuramente non ve ne pentirete. E' un mix perfetto: ci sono gli anni 80, il sovrannaturale, ragazzini nerd che giocano a Dangers and Dragon e citano Lo Hobbit e Star Wars (ovviamente il mio preferito è Dustin), le musiche dei The Clash e di David Bowie. Inizialmente avrei evitato il cliché della relazione di Nancy con il più figo della scuola, anche perchè lei proprio non la sopporto, però poi alla fine tutto sommato nemmeno quello mi è dispiaciuto. Nota negativa: il mostro. E' brutto e non fa paura, e se lodico io che non ho dormito dopo The Day After Tomorrow, credetemi che è così.
Insomma, che aspettate ad iniziare?

Dopo aver visto le prime puntate, ho subito pensato che l'atmosfera e la trama rimandassero molto a due serie che ho guardato lo scorso anno, Wayward Pines e The Wispers, ed infatti, leggendo un po' qui e un po' là, ho scoperto che Matt e Ross Duffon, registi e produttori di Stranger Things, sono i registi e i produttori anche della prima serie che ho precedentemente citato. Ora, essendo stata Stranger Things concepita come una mini serie (un film lungo in 8 puntate, per meglio intenderci) come suo tempo lo era stata anche Wayward Pines, spero vivamente che i due fratelli non ricadano nello stesso errore, e cioè quello di rovinare una cosa bella perchè di soldi non se ne hanno mai abbastanza. I due infatti, nonostante il finale chiuso di WP, sulla scia del grande successo della prima, hanno deciso di produrre una seconda stagione della serie, che uscirà in Italia su Sky il 29 agosto, e che si presenta come una cagata pazzesca. Tutto questo per dirvi che la seconda stagione di Stranger Things non la voglio e non la voglio, anche se in questo caso il finale lo permetterebbe. Signori, un po' di coerenza. Quindi il mio appello va a te, o grande e potente Netflix: non la fare sta strunzat, ti prego. E' perfetta così, le cose più sono belle più durano poco (capito Shonda?), non ce la rovinare.